Storia

 

La storia della scuola si sviluppa insieme a quella del quartiere. Inizialmente si vedevano solo campi, qualche casale e la Villa Talenti che oggi vediamo sulla collina di fronte al Piazzale Hegel e che ospita la Curia Generalizia della Congregazione dei Canonici Regolari della Santa Croce. Tra gli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta il paesaggio si modifica. La costruzione della scuola risale alla metà degli anni Settanta, ebbe inizio nel 1975 e venne ultimata nel 1978. Per leggere l’intero documento  clicca qui.

La figura del magistrato Giovanni Falcone al quale è intitolata la nostra scuola dal 1993

Biografia essenziale  la cui fonte  è il sito

http://www.fondazionefalcone.it/page.php?id_area=19&id_archivio=34

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Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia senza mai retrocedere di fronte ai gravi rischi a cui si esponeva con la sua innovativa attività investigativa, mosso da uno straordinario spirito di servizio verso lo Stato e le sue istituzioni. È stato tra i primi a identificare Cosa Nostra in un’organizzazione parallela allo Stato, unitaria e verticistica in un’epoca in cui si negava generalmente l’esistenza della mafia e se ne confondevano i crimini con scontri fra bande di delinquenti comuni.  La sua tesi è stata in seguito confermata dalle dichiarazioni rilasciate nel maxiprocesso dal primo  importante pentito di mafia, Tommaso Buscetta,  e, negli anni seguenti, da altri rilevanti  collaboratori di giustizia.

Grazie al suo innovativo metodo di indagine ha posto fine all’interminabile sequela di assoluzioni per insufficienza di prove che caratterizzavano i processi di mafia in Sicilia negli anni ’70 e ’80. Il metodo si avvale di indagini finanziarie presso banche e istituti di credito in Italia e all’estero e permette di individuare il  movimento di capitali sospetti. Esso è tuttora adottato a livello internazionale per combattere la criminalità organizzata.

Rigore investigativo, indagini finanziarie ed estrema capacità di coesione all’interno del gruppo che è passato alla storia come il “pool antimafia”: queste le caratteristiche che hanno permesso la realizzazione del primo maxiprocesso alla mafia, il più grande risultato mai conseguito contro Cosa nostra. L’eccezionale lavoro di un manipolo di magistrati guidati da Falcone approdò al dibattimento pubblico che vide alla sbarra 475 mafiosi, tra boss e gregari. Esemplare la sentenza, che consentì alla magistratura di condannare all’ergastolo l’intera direzione strategica di Cosa nostra. Accuse poi confermate fino in Cassazione.

Infanzia

 Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939 da Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e da Luisa Bentivegna. E’ il terzo figlio dopo due sorelle ed è un ragazzo molto vivace: gli piace muoversi e giocare a pallone, gioco che condividerà con gli altri bambini del quartiere a Piazza della Magione, nel cuore di Palermo. Fra i compagni di giochi vi è anche il futuro amico Paolo Borsellino.

A cinque anni inizia le elementari al Convitto nazionale con la maestra Cotroneo che così lo definisce: “bravo, rapido e sintetico”.

Ma è nell’ambiente familiare che il piccolo Giovanni assorbe quei valori che ne avrebbero contraddistinto il comportamento morale per tutta vita: la madre gli parla spesso dello zio bersagliere caduto sul Carso e il padre dell’altro zio, capitano in aviazione, morto quando il suo aereo era stato colpito durante un combattimento. Nel giovane Falcone si imprimono così il senso del valore del sacrificio e un forte senso di attaccamento al dovere. Dirà lui stesso più tardi: “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana”.

 Formazione

 Con l’ingresso al liceo classico Giovanni Falcone scopre presto l’interesse per nuove concezioni della vita, impara a rifuggire dai dogmi culturali e a coltivare il dubbio. Grazie al suo insegnante Franco Salvo, professore di storia e filosofia al liceo Umberto I, scopre il materialismo storico e il marxismo, si appassiona allo studio critico della storia e inizia a guardare con altri occhi alle dinamiche sociali.

Alla licenza liceale, conseguita con il massimo dei voti e il diritto all’esonero dalle tasse universitarie, segue una breve esperienza all’Accademia navale, dove viene subito spedito allo Stato Maggiore perché, si sostiene, ha attitudini al comando. Ma Giovanni scopre presto che la vita militare, acritica e autoritaria, non fa per lui, naturalmente aperto al confronto e al dialogo. Così approda alla facoltà di Giurisprudenza e a studi che ama e a cui si dedica con impegno. Quando entra in facoltà, Giovanni sa già che la sua strada sarà la magistratura.

Questo è anche il periodo in cui Giovanni riesce a coltivare lo sport, una passione mai abbandonata: atletica, ginnastica, canottaggio e nuoto. La piscina comunale di Palermo lo vedrà assiduo frequentatore fino a metà degli anni ‘80, ossia fino a quando la sua condizione di super scortato glielo permetterà. Poi vi rinuncerà, come a tanti altri svaghi.

Nel 1962, ad una festa, conosce Rita e si innamora a prima vista. Due anni dopo, mentre Giovanni sostiene il concorso per entrare in magistratura, i due decidono di sposarsi.